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Full Tilt e i dubbi dell'accordo DoJ-Tapie

Mercoledì 02 Novembre, da Antonella Sguera

L'accordo tra il gruppo di Bernard Tapie e il Dipartimento di Giustizia americana pare cosa fatta ma i dubbi sull'operato del board di Tiltware e Full Tilt Poker aleggiano ancora pesantissimi sullo scenario generale della situazione lasciando molti dubbi e una densa foschia sul futuro prossimo della vicenda.

Non a caso nelle ultime ore è uscito in maniera decisa anche Daniel Negreanu, super pro di PokerStars che ha preso le difese di tanti players di Full Tilt che, secondo il player, non erano a conoscenza del disastro cui si andava incontro.

Tutta colpa di Ray Bitar, l'amministratore delegato di Tiltware che ora manda mail distensive ai suoi azionisti per rassicurarli che la cessione della società è vicina e che le quote per i giocatori da rimborsare si troveranno in qualche modo. In pratica il Groupe Bernard Tapie pagherà una sorta di tassa o multa al DoJ che dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di dollari.

La cifra sarà quindi utilizzata per rimborsare i giocatori degli Stati Uniti. Tapie si prenderà cura dei players del resto del mondo. Ma, come detto, non si conoscono ancora i numeri esatti, i termini specifici dell'accordo e la meccanica del rimborso per i poveri players. Appena raggiunto l'agreement con il Dipartimento di Giustizia verrà finalizzato, Bernard Tapie potrà quindi andare dagli azionisti di Full Tilt a votare per l'approvazione dell'acquisizione di Full Tilt Poker.

Per essere approvato ci vuole una maggioranza qualificata dei due terzi della proprietà. I dubbi di Negreanu sulla figura di Bitar però sono enormi. Secondo 'Danielino', Bitar sarebbe un “buffone e nessuno sapeva di quello che sarebbe accaduto in poche settimane”. Inutile sottolineare che Bitar e Ftp abbiano ormai credibilità 'zero' e che anche questi nuovi tentativi possano risolversi in un fallimento totale.