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Svelata la truffa di Full Tilt

Mercoledì 21 Settembre, da Cesare Antonini

Era uno schema di Ponzi, ossia una struttura aziendale votata esclusivamente alla produzione di soldi e redditi per i vertici della stessa tramite l’inganno, la truffa ai pesci piccoli, alle vittime che versavano soldi sperando di guadagnare chissà quanto e chissà cosa ma che, coime è stato, sono rimasti con un pugno di mosche in mano.

La tanto apprezzata e stimata struttura aziendale di Full Tilt Poker non era altro che questo. Secondo le accuse di Preet Bharara, procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York che ha spiattellato finalmente la verità agli occhi di tutti i poveri players che nella room avevano lasciato dei soldi ormai scomparsi nel nulla da quel 15 aprile che segnò il Black Friday per il poker online Usa. Tutto è spiegato in un tratto della denuncia: “Full Tilt Poker ha utilizzato i fondi dei giocatori, tra le altre cose, per mantenere un flusso continuo di pagamenti ai propri soci, per un totale di oltre 443 milioni dollari negli ultimi quattro anni, nonostante la room non avesse fondi sufficienti per ripagare i suoi giocatori.

Come risultato di questa frode, entro la fine di marzo 2011, Full Tilt Poker doveva circa 390 milioni dollari per i giocatori di tutto il mondo di cui 150 per i players Usa, ma aveva meno di $ 60 milioni nei suoi conti bancari”. Ora le accuse che pendono sul capo degli azionisti di Full Tilt sono pesantissime. Frode, riciclaggio e furto di fondi destinati ai players. I maggiori accusati oltre al noto Ray Bitar, principale indiziato sin dal 15 di aprile, sono le dure accuse che pendono sul capo di Howard Lederer, Chris Ferguson e Rafael Furst che potrebbero ricevere sanzioni di 40 milioni di dollari (Bitar e Lederer), 25 milioni per ‘Jesus’ e 12 milioni per Furs.