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Poker sotto accusa

Giovedì 20 Agosto, da Cesare

E' la causa improntata da Lawrence Burns contro lo stato americano della Pennsylvania a far pronunciare una sentenza che va controcorrente rispetto all'orientamento di molti stati Usa: il poker, secondo i giudici, non sarebbe un gioco di abilità ma di fortuna e hanno confermato i 12 capi d'accusa contro Burns per aver organizzato dei tornei nel Westmoreland County.

Era il 2007 e il signor Burns andava avanti tranquillamente ad organizzare tornei di Texas Hold'em dietro la convinzione diffusa in buona parte del mondo che il poker sarebbe un gioco di abilità e non d'azzardo. Invece per la legge della Pennsylvania si definisce azzardo tutto ciò la cui ricompensa è determinata dall'aleatorietà e non dall'abilità. Così nasce questo contraddittorio fino alla causa impugnata da Burns contro la Pennsylvania.

Non sono riusciti a far cambiare idea ai giudici neanche 2 esimi studiosi come Robert Hannum e Matthew Rousu che hanno testimoniato in aula come il poker sia basato su imprescindibili elementi di abilità, apportando una buona credibilità alla difesa di Burns.

Ma le prove portate in causa non erano sufficienti per il giuudice che ha deciso di riconoscere l'accusato colpevole di 12 capi d'accusa.

Non ci dovrebbe essere comunque il rischio che Burns finisca in prigione e, comunque vada, questo signore di 65 anni è destinato a diventare un crociato della legalità del poker in America visto che ha deciso di fare ricorso in appello per i capi d'accusa montati contro di lui.