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Per Bluffare è meglio che gli avversari siano pochi

Domenica 09 Novembre, da Paolo De Lazzari

Tournois de poker

Le probabilità di vincere con un bluff diminuiscono rapidamente se ci sono più avversari in gioco nella mano. Più sono gli avversari, infatti, e più è probabile che qualcuno di loro venga a vedere e ci impedisca quindi di vincere un piatto interessante grazie al nostro bluff. Si sente spesso l’espressione, ai tavoli da poker, “Ho dovuto venirti a vedere per mantenerti onesto”.

Supponiamo di aver di fronte un singolo avversario e di pensare che il nostro bluff possa aver successo una volta su tre. Non sono probabilità scarse, specialmente quando il denaro nel piatto supera le probabilità contrarie al successo del nostro bluff. Con il nostro usuale esempio, supponiamo che il piatto contenga 9 dollari e che il prezzo di una puntata sia 3 dollari. Se questa situazione dovesse ripetersi più volte e la nostra stima delle probabilità di successo è corretta, punteremo 3 dollari due volte e perderemo, ma la terza volte ne vinceremo 9. Alla lunga abbiamo un valore atteso della nostra strategia che è positivo.

Bluffare contro più di un avversario

Ma cosa succede se aggiungiamo un terzo giocatore al piatto? Ancora una volta ipotizziamo che la nostra probabilità di vincere, bluffando, sia una su tre anche con il nuovo giocatore. E’ vero, da un lato, che la presenza di questo altro giocatore aumenterà la dimensione del piatto. Pensiamo, ad esempio, che questa presenza in più porti il piatto a un totale di 13 dollari e mezzo. La dimensione del piatto sia cresciuta in proporzione lineare, ma le probabilità che il nostro bluff non riesca sono invece incrementate in misura esponenziale.

La crescita delle dimensioni del piatto, infatti, solitamente non è tale da compensare l’aumento di probabilità contrarie legate al fatto che stiamo ora combattendo contro due diversi avversari.
La morale è che bluffare funziona meglio contro un numero ridotto di avversari, meno sono, meglio è. Tre sono sicuramente troppi, ma anche provare un bluff contro due avversari è sicuramente una scelta rischiosa e difficile.

Meglio due che uno? A volte sì

C’è però un’eccezione: supponiamo che le carte comuni siano state tutte scoperte. Se siamo i primi ad agire e abbiamo di fronte due avversari, possiamo bluffare se pensiamo che l’ultimo avversario ad agire avesse una combinazione aperta e che essa non gli sia entrata.

Un esempio pratico

Volendo fare un esempio, pensiamo a un tavolo di poker Texas Hold'em e a un flop che contenga due carte dello stesso seme: se il terzo avversario si limita a vedere, al momento del flop e del turn, ci sono buone probabilità che abbia una combinazione orientata al colore e che questa non si sia materializzata. Se questa è la situazione, è molto probabile che questo avversario lasci la mano di fronte a una nostra puntata, al momento del river, anche se sospetta che stiamo bluffando.

Quando infatti tutte le carte sono ormai scoperte, questo avversario può pensare di non essere in grado neppure di battere un bluff, poiché le sue carte non hanno concretizzato nessuna buona combinazione. In quel caso, il secondo dei nostri avversari, il giocatore in mezzo, deve preoccuparsi molto. Infatti, nella sua mente, di fronte alla nostra puntata, non solo deve preoccuparsi del fatto che noi abbiamo o meno delle carte davvero forti, ma deve anche preoccuparsi del fatto che il giocatore che viene dopo di lui potrebbe anch’egli avere una buona mano.

Questo giocatore di mezzo, dunque, anche se ha in mano carte di forza intermedia, il tipo di carte con le quali verrebbe a vederci se fossimo solo testa a testa, può darsi che, in presenza di un terzo, decida di lasciare, proprio in base a queste due preoccupazioni: noi potremmo avere una mano più forte della sua, ma anche il terzo giocatore potrebbe averla.

Se dunque, il giocatore di mezzo è un personaggio sufficientemente solido, abbastanza da lasciare una mano intermedia piuttosto che venire a vedere in modo testardo, è possibile per noi utilizzare questa minaccia implicita costituita dal terzo avversario in gioco per forzare quello di mezzo ad abbandonare le carte che ha in mano.


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