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Bluffare dalle prime posizioni al tavolo

Venerdì 07 Novembre, da Paolo De Lazzari

jeux serreAnche nel Bluff, come in qualunque altra scelta nel gioco del Poker (ma anche nella vita), c’è sempre una relazione tra il rischio ed il beneficio. Abbandonare una mano ci evita il rischio di perdere più di quanto abbiamo puntato fino a quel momento, ma ci espone anche al rischio, spesso più grave ma nascosto, e quindi trascurato, di non vincere un piatto interessante che invece giocando bene potremmo conquistare.

Il rischio del bluff

Nel bluff, il rischio primario è che qualcuno ci venga a vedere. In inglese si usa spesso l’espressione “I call you to keep you honest”, cioè “Vengo a vederti per farti rimanere onesto”. L’onestà ovviamente non c’entra nulla, nel Poker. Bluffare non è affatto un gesto di disonestà, anzi, è parte integrante della tecnica di gioco.

Il rischio è che il bluff venga scoperto, ma se non veniamo mai pizzicati mentre stiamo bluffando, significa o che siamo i migliori bluffatori nella storia del Poker (il che non è probabile) oppure che non stiamo bluffando abbastanza di frequente. Venire scoperti, una volta ogni tanto o anche due, fa parte del rischio calcolato. Se invece veniamo scoperti la maggior parte delle volte che bluffiamo, significa che bluffiamo troppo spesso.

Il gioco migliore: bluffare con moderazione

Qualcosa di simile si può dire a proposito del “chiamare”, cioè dell’andare a vedere le puntate e i rilanci altrui. Se andiamo a vedere tutte le volte, certo non perderemo mai un piatto che le nostre carte possono vincere, ma la scelta è in generale molto costosa, e non conveniente.

Se invece andiamo a vedere troppo poco, i nostri concorrenti impareranno che possono vincere contro di noi puntando e buttandoci fuori dal piatto, a meno che noi abbiamo in mano una mano molto forte, e sfrutteranno questa nostra abitudine contro di noi.

Al Bluffare e all’andare a vedere, dopo tutto, è adatto l’antico consiglio delle mamme: tutto quanto va fatto con moderazione. Come dicevano i latini “Est modus in rebus”.
Come abbiamo già detto, poi, non tutti i bluff sono uguali. Alcuni funzionano meglio in certe situazioni, e altri in altre. Proviamo qui ad analizzare come i diversi tipi di bluff siano adatti o meno in base alla nostra posizione al tavolo.

Il bluff e la posizione

Nella maggior parte delle situazioni, agire per ultimi, dopo aver avuto la possibilità di vedere ciò che fa ciascuno degli avversari, è senz’altro un grande vantaggio. Nel caso del bluff, invece, il vantaggio è agire per primi.

Se i nostri avversari passano e noi puntiamo, è probabile che essi pensino che stiamo cercando di trarre vantaggio dal fatto che essi, passando, abbiano mostrato debolezza. Come risultato è più probabile che loro vengano a vedere o rilancino, se sono giocatori aggressivi, anche con carte non proprio forti.

Il vantaggio delle prime posizioni

Ma, puntare dalle prime posizioni crea un’immagine di noi tale da far pensare che abbiamo delle carte decisamente importanti. Dopo tutto se stiamo puntando prima degli altri, sapendo che qualcuno potrebbe avere una mano decisamente potente, diamo un segno di grande forza.

I nostri avversari possono dunque farsi questa convinzione ed essere più portati a lasciare carte intermedie o deboli di quanto non lo sarebbero stati nel caso fossero stati loro a passare e noi a puntare dopo di loro. Diversamente dalle altre principali situazioni, dunque, essere tra i primi a parlare può essere un vantaggio, quando decidiamo di bluffare.