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Gli errori dei principianti

Martedì 11 Maggio, da Paolo De Lazzari

winning guy

 

Sta diventando una professione. Ogni giorno di più. Merito del fascino del poker cash, e in particolare della sua versione più utilizzata, il Texas Hold’Em, e della grande diffusione dei casinò online. La formula prediletta, non solo del gioco cash, ma dagli stessi scommettitori, per altro usata alle World Series od Poker, è quella del “no limit” dove si gioca quello che si cambia. la fortuna ci mette sempre del suo, l’abilità anche. C’è poi una terza componente, nel poker come nella vita, l’attenzione. Piccoli dettagli che spesso decidono le sorti di un’intera partita. I quattro errori comuni in cui cadono sovente giocatori esperti e inesperti, sono: giocare troppe mani prima del flop; il non essere abbastanza aggressivi; mancanza di strategia nella scelta del tavolo; la non comprensione di gestione del capitale (bankroll).

 

La gestione del capitale è il fattore chiave

Una partita di poker è una maratona. Non è uno scatto e poi tutti a fare la doccia. Per vincere bisogna avere pazienza. La logica è quella di un felino. Deve aspettare, e cacciare allo stesso tempo. Rischiare, se necessario. Ma se non vuole fare la fine della sua ipotetica preda, deve per prima cosa comprendere la propria forza. Carlo per esempio è una persona inserita nel mondo lavorativo. Ha il suo stipendio, e per il momento convive. Niente figli. Quanto porta a casa lui e la sua compagna permette loro di vivere serenamente, senza particolare lussi ma senza arrivare alla quarta settimana con l’acqua alla gola. A Carlo piace giocare a poker. Mai stato troppo amante dell’azzardo si è avvicinato e ne ha scoperto il fascino. Si è applicato. Ha approfittato delle scuole di poker online che ci sono nei migliori casinò AAMS come GD Gioco Digitale o il TitanBet. Ha provato partite gratuite per capire bene la dinamica. Ha chiesto a qualche amico più esperto di osservalo mentre giocava.

Dopo un paio di mesi in cui ha alternato con una certa costanza teoria e pratica, ha iniziato con i primi Freeroll, i tornei gratuiti e ha preso confidenza. “Tutto il percorso fatto mi è servito fino a un certo punto” ha spiegato, “la prima volta che mi sono trovato a un tavolo cash non ho praticamente mai puntato veramente. Non mi sentivo assolutamente in grado di rischiare”. È una reazione normale. Nei tornei con buy-in il rischio è minore, ed è inutile pensare di utilizzarli per imparare a gestire il proprio capitale e le proprie emozioni. I tavoli cash sono il vero banco di prova. Può bastare una sola mano e si può perdere tutto. Per iniziare è bene scegliere tavoli con giocatori dello stesso livello, e tavoli con magari dei limiti di puntata. La confidenza e la preparazione ce la si fa giocando. Non s’impara ad andare sul surf con scogli minacciosi a destra e sinistra in una giornata di tifone.

 

All'inizio, giocare con un capitale limitato

Il Texas Hold’Em assomiglia a tratti  a una scienza. Ci sono teorie contrastai e discordanti. La foga è una delle peggiori consigliere. Il poker è un gioco riflessivo, soprattutto quando sul piatto ci sono cifre grosse. Iniziare a giocare con pochi spiccioli è un ottimo modo per costringersi a studiare dal tavolo stesso, e vedere come gli altri si comportano. Fatto salvo i due turni in cui c’è la puntata obbligatoria, per il resto si può tranquillamente passare se le due carte iniziali non sono soddisfacenti. La situazione potrebbe andare avanti per un pezzo. Un po’ il caso. Un po’ il non sentirsi troppo sicuri. Ecco dunque l’importanza del vedere come gli altri giocano senza essere troppo presi dalle proprie puntate. Cosa che puntualmente accade. Sperimentato sulla mia pelle. E su quella altrui. Per quanto ci si sforzi, nel momento in cui sul piatto ci sono anche i nostri euro, l’attenzione è più rivolta alle probabilità di quello che non potremmo fare. Ma se la combinazione iniziale fa sperare bene, cosa poi ampliata dal flop e successivi Turn e River, bisogna anche saper dosare la propria forza, in modo da non far scappare i possibili “gonzi”. Giocare con poco è l’ideale anche se la disponibilità finanziaria è maggiore. Ci si abitua a dover vincere per puntare di più. Una scuola di vita.

 

Un buon tavolo può servire solo agli inizi

È vero. Un tavolo senza professionisti ci mette di buon umore. E da un punto di vista prettamente pokeristico, non servirebbe neanche a molto. Un giocatore troppo bravo ha poco da insegnare se si gioca a denaro cash. Spulciando per la rete è possibile cercare, e trovare,  molti programmi software che analizzano le sale da poker online in modo da indirizzare il giocatore, evidentemente inesperto, verso tavoli prudenti per così dire. La tecnica può aiutare in principio ma non deve diventare una prassi pena il rischio di perdere contatto con la realtà. Questo trucco non si potrà utilizzare per sempre. E presto o tardi, bisognerà mettersi nella situazione di sfidare l’ignoto. Ho avuto a che fare con molti giocatori di poker. Alcuni posso dire sono diventati dei semi-professionisti. Non hanno avuto alcuna dote speciale. Si sono attenuti a un certo comportamento. Le emozioni vanno tenute da parte.

C’è un’altra domanda però fondamentale che ciascuno dovrebbe porsi prima di, anche solo pensare di sedersi a un tavolo: per quale ragione lo sto facendo? Per guadagnare, o per giocare ed eventualmente guadagnare? La fame di ricchezza è figlia o di avidità o disperazione, in ogni caso la peggiori delle tattiche. Il perfetto pokerista quando si siede è lì solo per il poker. La gestione del capitale, la strategia, la capacità di comprendere pregi e difetti dei propri avversari, essere selettivi senza ripensamenti dinnanzi al pre-flop sono tutti elementi fondamentali. Ma una partita di Texas Hold’me inizia nella nostra mente molto prima di sedersi a un tavolo.